»A COSA SERVE IL LIFE COACHING
Il Life Coaching è una relazione umana molto potente, dove la preparazione del coach è mirata per assistere i suoi clienti a progettare il proprio futuro creando visioni e obiettivi per tutti gli aspetti della loro vita e per creare strategie multiple che sostengano il raggiungimento di questi obiettivi.
Il Life Coach è un allenatore molto utile e dopo il periodo di coaching le persone si sentono armoniose e felici di vivere.
PER CHI E' INDICATO:
- ogni volta che ascoltate qualcuno che dice “vorrei…ma”
- ogni volta che ascoltate qualcuno che dice “mi piacerebbe…però”
- a chi cerca lavoro
- a chi non ha tempo
- a chi si pone dei limiti (non ho tempo, non ho soldi, non sono capace)
- a chi è stressato
- a chi deve fare delle scelte
- a chi ha relazioni difficoltose (con moglie, marito, figli, genitori, colleghi, capi, vicini ecc.)
- a chi non ha relazioni
- a chi si sente incompreso
- a chi si lamenta per qualsiasi cosa
- a chi si annoia
- a chi vorrebbe migliorare (qualità di vita, interessi, amicizie)
- a chi desidera una relazione sentimentale felice
- a chi vorrebbe cambiare vita
- a chi ha energia da rivolgere verso nuovi progetti e teme di non farcela
- a chi non riesce a focalizzare il futuro
- a chi si sente confuso per le troppe cose che ha da fare
- a chi desidera obiettivi molto importanti
- a chi vuole migliorare le sue strategie d’ottenimento
- a chi desidera un nuovo lavoro dedicato agli altri
- a chi vuol mettere più entusiasmo nella sua vita.
Il Life Coaching NON è una terapia ma è una esperienza bellissima utile per tutti.
COME E’ UTILE IL LIFE COACH NELLA VITA DI TUTTI
Il Life Coach è un allenatore, proprio come quello sportivo, che affianca il cliente per fargli ottenere successo in situazioni come queste:
- quando pur vivendo una vita normale, il cliente non si sente realizzato.
- quando è soddisfatto dell’80% della sua vita, ma c’è un aspetto che gli crea ansia.
- quando si è dedicato agli altri con molto senso di responsabilità e non si è curato di se stesso.
- quando ha lavorato tanto sempre in prima linea, ma ha trascurato vivere la sua vita con maggiore leggerezza oppure vuole darle un significato più profondo.
- quando i figli sono cresciuti, la relazione coniugale si è appassita e desidera non appassire se stesso.
- quando è venuto il tempo della pensione, avrà del tempo insperato e sente necessario dare un nuovo indirizzo alla sua vita, per non sentire in pensione la sua energia.
- quando si sente inghiottito nell’ingranaggio della vita quotidiana e vuole uscire fuori da questa trappola che lo provoca e soffoca.
- quando finalmente desidera organizzarsi una vita prima di tutto appagante, via dagli schemi rigidi e via dalla superficialità.
- quando i valori materiali e la vita sociale diventano poca cosa nei confronti dei suoi interessi profondi finalmente riconosciuti.
- quando vorrebbe divertirsi di più e lavorare di meno, ma pensa di non avere tempo e possibilità per farlo.
- quando vuole riprendere una forma fisica di suo gradimento e pensa di non avere tempo e capacità per occuparsene.
- quando pensa che il divertimento sia solo legato ad uscire con gli amici o andare in vacanza, perciò praticato poche volte all’anno.
- tutti hanno bisogno del sostegno di un coach, perché in ogni essere umano esistono ambizioni e desideri e il Life Coach è un amico speciale che sa fare le domande giuste, perché nel rispondere a quei quesiti, il cliente trova e riconosce di avere in sé uno splendore mai pensato possibile per ciò che gli sta a cuore e in questo si sentirà felice.
E’ bello permettersi l’aiuto di un Life Coach, i risultati che si ottengono da questa relazione sono talmente armoniosi e pratici che compensano ampiamente l’investimento fatto lasciando al cliente la capacità di saper continuare a fare coaching a se stesso. »CONOSCERSI MEGLIO CON IL LIFE COACHING
I modi per conoscerci meglio sono tanti, credo che tutti si occupino del nostro significato profondo per aiutarci ad assaporarlo.
La conoscenza superficiale è molto chiassosa e prevedibile, perché riguarda come ci presentiamo al mondo. La facciata che abbiamo, la nostra maschera.
In gioventù la maschera è importante, è un modo finto per sentirsi più sicuri, ma gettare la maschera è un atto di coraggio per presentare al mondo la nostra vera personalità, senza nulla temere ed essere capaci di esprimere il modo intimo di essere.
Per poterlo fare bisogna crescere, affrontarsi, accettarsi, capirsi.
Non c’è nulla di terribile nascosto nel profondo, c’è un’anima che ha voglia di mostrarsi e di procedere evolutivamente verso la luce.
Un modo meraviglioso di crescere è quello fatto con l’aiuto di un professionista un po’ misterioso, un po’ intrigante, molto curioso, attento, disponibile, ma molto comunicativo perché è un Life Coach.
Il nome è anglosassone, è in Usa che è nata questa nuova figura, ma il suo modo d’essere e di aiutare è universale.
Come ho scoperto la sua esistenza e la novità di questa professione, ho subito desiderato diventarlo, per avere un aggiornamento professionale ed un avanzamento nel lavoro e nella conoscenza di me stessa.
Il Coaching è una professione nuova, è un espressione giovane per proporsi in un mondo in continuo cambiamento. Per me questo significa aggiornare il metodo e la modalità di esprimere me stessa nello scopo della mia vita che è volto all’aiuto degli altri.
In modo particolare mi ha interessato il Life Coaching, che abbraccia tutta la vita delle persone, non solo l’aspetto lavorativo e carrieristico.
Non poteva essere diverso, è l’uomo che m’interessa nel suo insieme fatto di tutti i suoi aspetti particolari.
Così sono tornata a scuola, ho continuato a formarmi e a studiare. Ovviamente andando all’origine delle cose, come mi piace fare ed ho scelto una scuola americana di grande qualità per il suo taglio psicologico e che è riconosciuta dalla International Coach Federation, il massimo tempio dei coach, che garantisce il loro riconoscimento e la formazione.
Mi sono allineata al detto:”Chi vorrebbe avere qualcosa che non ha mai avuto, dovrà fare qualcosa che non ha mai fatto”.
Anche in questa frase c’è apertura, possibilità per tutti, nessun limite, si può sempre incominciare ciò che ci attira.
La gioventù continua ad esistere, esprimersi, emozionarmi.
Ho preso coscienza delle affinità con il mio lavoro terapeutico, ma della profonda differenza d’azione, di rapporto con il cliente, di progettualità e responsabilità del cliente.
E’ bello sapersi rinnovare e saper saltare da un ruolo ad un altro secondo le necessità del lavoro e le esigenze del cliente.
I due ruoli non vanno confusi in nessun modo, né nel proporli, né nel condurli e nemmeno nella casistica clientelare.
Nel mio ruolo di psicoterapeuta i casi che si presentano hanno in comune in misura diversa situazioni come: mancanza d’energia, stati di confusione, tristezza o disperazione, paure e ansie di vario tipo, nel complesso situazioni di passività o blocchi che impediscono di vivere serenamente.
L’intervento è sempre di sostegno, consiglio, costruzione di sicurezza o autostima.
Nel mio ruolo di Life Coach la clientela è in tutt’altra situazione emotiva.
C’è energia, motivazione, desideri ma stati di blocco nel trovare la via per appagarli. Ogni persona ha una sua visione della vita e desideri unici, una storia particolare, mai simile a quella di un altro.
Posta in questi termini si evidenzia come il modo di lavorare di un Life Coach sia totalmente differente da quello di un terapeuta.
La vita del proprio cliente non è “malata”, ma contiene aspetti inesplorati, e vincenti da fargli scoprire perché li riconosca e utilizzi ed abbia la grande gioia di realizzare il desiderio, imparerà una nuova strategia di pensiero ed organizzazione mentale che lo orienterà come una rotta verso la meta.
La conoscenza di questa nuova risorsa nella mia vita mi ha fatto comprendere come avrei potuto semplificare il mio cammino tramite il coaching, così ho preso responsabilità di nuovi compiti che mi sono data:
1) il life coaching è un impegno che prendo con me stessa
2) l’impegno è una energia meravigliosa
3) superare gli impedimenti sono momenti di crescita
4) il life coaching è il navigatore del mio viaggio
5) l’entusiasmo di raggiungere una meta me ne farà vedere un’altra
6) oltre la meta c’è un’altra meta
7) col coaching imparo nuovi aspetti di me ogni volta che mi metto in viaggio verso una meta e imparo che so viaggiare.
I cambiamenti fatti nel coaching personale si tramutano in conseguenti cambiamenti nella pratica di coaching come:
imparare qualcosa di nuovo su di me e le mie capacità, inserire l’ipnosi nell’entusiasmarmi e nell’entusiasmare il cliente per una maggiore motivazione, sapere sempre formulare le domande.
Una meravigliosa circostanza che si verifica nella formazione coaching è quella di poter lavorare su due livelli, quello personale e quello professionale e s’impara sempre da uno e dall’altro, perché è come essere sdoppiati ed essere contemporaneamente lo specchio che riflette e lo specchiato che si specchia.
Sembra paradossale, ma ho notato che questa situazione coinvolge così tanto da essere indelebilmente apprendimento e nello stesso tempo cambiamento.
Anche in questa circostanza il coaching mantiene giovani, sollecita le connessioni tra le cellule cerebrali, sviluppa la creatività, motiva la ricerca, avvia un processo attivo verso il futuro.
Questo insieme di pensieri, sentimenti, emozioni rappresenta un esaltante modo di vivere e un inno alla vita senza limiti di tempo e di spazio.
Ecco quindi una mia interpretazione di come mantenere la gioventù interiore tra progettazione, motivazione, ricerca, scoperta, sperimentazione nella visione quotidiana della vita senza limiti e frontiere.
Tratto dall'Ebook “UNA VITA ISPIRATA, pensare da coach per uscire dalla crisi”, Macroedizioni, autrice: DR. LAURA CUTTICA TALICE, MCC. »IL COACHING SPIRITUALE
La vita dell’uomo ha un significato oltre la materialità quotidiana, le stelle lo riflettono e lui riflette le stelle.
Il Life Coaching e uno strumento magico per aiutare l’uomo a conoscersi meglio.
Il Life Coaching spirituale spazia oltre gli ostacoli mentali per trovare quel potenziale personale non solo nelle esperienze vissute nella vita presente, ma anche in quelle d’altre vite importanti che ha ereditato geneticamente, il cui rudimento è rimasto nel mondo dei ricordi cui si accede solo se i limiti, i freni, la limitazione della razionalità sono allentati.
Il coaching spirituale in senso lato, considera non solo la vita dell’uomo, ma anche la cultura in cui vive con un’osservazione dall’alto, una visione lontana che precede gli avvenimenti, li può avvertire prima che avvengano per prepararli o scongiurarli. Questa possibilità è incredibilmente utile per costruire un mondo migliore o per ostacolare i tragici avvenimenti che il mondo annuncia. E’ un modo di agire in risposta al richiamo che i padri del coaching fanno al mondo del coaching.
Le culture che ci hanno preceduto erano imbevute di paure ed è quindi comprensibile come siano così diffuse le paure nell’animo umano. Le paure sono invenzioni della mente. Le paure sono fatte soprattutto d’emozioni e l’inconscio raccoglie le emozioni per catalogarle e conservarle. Raccoglie tutte le emozioni nel corso della vita quelle belle, positive, esaltanti come quelle negative, deprimenti.
Da questa consapevolezza nasce la possibilità di accedere a tutto il potenziale positivo che uno possiede e per farlo occorre che la mente razionale non interferisca con pensieri negativi o dubbi che ne impedirebbero la ricerca.
Ecco perché il rilassamento aiuta a fermare il turbine dei pensieri e velocizza l’accesso ad altre sensazioni e quindi anche ai ricordi.
Il coaching è una comunicazione speciale per ottenere un rapporto speciale di reciproca stima e fiducia con il cliente.
La comunicazione ipnotica è il collante giusto per risolvere e ottenere i migliori risultati nelle situazioni più complesse e accedere alle risorse inconsce.
Questa comunicazione è l’ideale nel coaching spirituale, detto anche transpersonale, quando il coachee non sa trovare risposte logiche.
Essere felici è l’obiettivo della vita e imparare ad essere felici è il viaggio.
Questo obiettivo ed altri analoghi, sono perseguibili da chi sceglie di crescere, perchè aperto alle esperienze. Di solito queste persone hanno già fatto o faranno un lungo percorso ricco d’esperienze, il percorso dell’anima e le vie di questo percorso sono molteplici.
Un esempio di queste esperienze è quello di affrontare il distacco dagli affetti, spesso è un distacco difficile per vari motivi psicologici.
La vita è un continuo distacco.
Ci si distacca dallo Spirito da cui proveniamo, dalla pancia della mamma, dal suo seno o biberon, dalla culla, dalla mano che sostiene i primi passi del cammino della vita, dai giocattoli, dai compagni di scuola, dalla prima infatuazione, dalla scuola, dalla famiglia, dai figli, dal lavoro, dagli amici, dalle vecchie idee, dalla vita….
La vita è altresì un continuo attaccamento.
Il primo attaccamento è rappresentato dalla volontà di nascere, poi c’è l’attaccamento alla mamma, alla famiglia, ai giochi, ai luoghi, agli amici, ai compagni, allo studio, al lavoro, all’amore, al compagno di vita, alla casa, ai figli, ai valori per cui vivere, a qualsiasi fede, al posto in cui si vive, alla nazione, alla curiosità, allo scopo per cui vivere…
In questi distacchi e attaccamenti c’è tutto il segreto dell’infelicità o felicità della vita dell’uomo anche se non è manifestato comprensibilmente.
L’infelicità arriva quando i legami sono dolorosi, ma è naturale abituarsi al distacco da tutti e tutto e viene il tempo per farlo.
Dipende da noi districarci tra felicità e infelicità, la saggezza ci dice di tenere sotto controllo questa capacità e di cercare sempre la via della felicità.
Un modo è quello di smettere di lamentarsi e di dirigere la prua della nostra nave verso ciò che va bene in noi, la nostra rotta.
Se si è immersi in pensieri o situazioni positive, si crea una situazione interna di benessere che corrisponde anche ad un a benessere fisico.
Al contrario pensieri o situazioni negative creano stati interni di malessere che segnano l’inizio di malanni vari o malattie fisiche.
Qui vediamo chiaramente in azione i tre corpi di cui siamo formati: quello fisico, quello emozionale, quello mentale.
Il quarto, più importante di tutti, quello spirituale ha potere su tutti gli altri, per questo, farne la conoscenza e viverlo è la grande meta.
Ci conviene esserne consapevoli ed avere capacità di scelta.
La bussola della nostra vita deve segnare sempre il nostro nord che rappresenta la nostra positività, i valori che sembrano guidare geograficamente i nostri passi.
La vita c’insegna che dobbiamo procedere, andare avanti, perché la vita continua comunque, il nostro compito è quello di rendere la nostra vita più leggera.
La vita e il tempo sono sinonimi, allora è saggio procedere senza appesantirci da continui ricordi negativi.
In termini generali, quanto ho affermato è semplice e comprensibile, ma al lato pratico è difficile da attuare. Perché?
Perché il nostro cervello, che è il posto di comando, ha psicologicamente un funzionamento complesso una scatola nera nascosta piena di dati.
La comprensione di questo modo di percepire gli eventi avviene per effetto di tre grandi condizionamenti che sono inevitabili nella vita d’ogni essere umano.
Un primo condizionamento è dato dal DNA personale, patrimonio inimmaginabile se consideriamo l’eredità spirituale data dal lungo processo di eredità genetica che ha un profondo significato per ogni anima.
Un secondo condizionamento è dato dall’apprendimento avvenuto per effetto della famiglia in cui è nato ogni individuo, dall’educazione ricevuta, dalla scuola frequentata, dal posto in cui ha vissuto ecc.
Un terzo condizionamento è dato dalla storia personale con tutti i dolori e le gioie di cui è composta, dalla nascita al momento in cui la persona decide di diventare più consapevole di quanto le accade.
Le difficoltà nel comprendere gli avvenimenti della vita o il desiderio di comprenderli meglio si celano tra tutti questi motivi che condizionano lo sviluppo della personalità umana, ma l’uomo deve imparare a dare una nuova direzione alle sue azioni e di conseguenza ai risultati della vita.
L’uomo è dotato di libero arbitrio, può avere la curiosità di capire, di voler cambiare, di evolvere, oppure può decidere di non far nulla, di sentirsi vittima ed impotente di fronte a quanto gli accade e in tal caso ogni giorno può essere segnato dalla sofferenza, tristezza e senso d’impotenza.
Il libero arbitrio è una meravigliosa opportunità che ha l’anima, quella di decidere.
Noi, per tutta la vita siamo di fronte a decisioni da prendere e questo rappresenta la grande libertà di cui è dotato l’uomo.
In questo contesto si pone il processo di coaching.
Il coach aiuta il suo cliente a prendere le migliori decisioni per i suoi obiettivi e il life coach in modo particolare spazia in tutta l’area della sua vita fisica, psichica, mentale e anche spirituale.
Per praticare il Coaching Spirituale si parte sempre dalla relazione con il cliente.
Il cliente trova le soluzioni anche con l’aiuto del suo inconscio che sa suggerirgli possibili risorse utilizzate in un passato di cui ha perso consapevolezza.
Per avere questo contatto, il coach lo guida facendolo entrare in uno stato di rilassamento dal quale è possibile che emergano spontanee intuizioni e talenti impensati.
Il rilassamento ha la funzione di allentare la pressione della razionalità con le sue ansie e pensieri negativi. Quando la razionalità allenta, emerge l’inconscio che non si esprime con modalità logiche, ma con modalità emotive, simboliche che sono sotto forma d’immagini o sensazioni che equivalgono ad un linguaggio. Il coach aiuta a decodificare questo linguaggio e assiste alla sorpresa che ha il suo coachee nel constatare la sua produzione di risposte creative, assolutamente nuove e autonome.
Spesso il coachee è stupito dalle risposte che gli arrivano spontanee dall’inconscio invitato a collaborare e sempre sono risposte precise e creative a domande precise e potenti che sono rivolte dal coach all’inconscio saggio e pieno d’esperienze del suo cliente.
Il coaching Spirituale, questo momento creativo nell’arte del coaching, rappresenta una bella crescita per il coachee e un momento emozionante e felice della relazione di coaching. »L’IPNOSI REGRESSIVA
L’ipnosi è una manifestazione comportale della nostra vita molto naturale che avviene anche senza l’intervento della nostra volontà, perché generata dalle relazioni che intratteniamo con le persone. L’ipnosi è anche auto-ipnosi quando le nostre convinzioni ci condizionano. Per spiegare meglio e diffusamente cosa sia l’ipnosi, rimando alla lettura del libro che a lei ho dedicato e che s’intitola “I segreti per amare la vita” l’ipnosi e la Programmazione Neuro Linguistica in azione, della Macroedizioni. Un aspetto affascinante dell’ipnosi è l’ipnosi regressiva, vale a dire condurre l’ipnosi indietro nel tempo per ritrovare ricordi dimenticati. Questo è possibile perché l’inconscio raccoglie tutte le emozioni che costellano la vita dell’uomo, sia positive sia negative e le cataloga nel suo infinito contenitore mentre la mente razionale ne ha perso la memoria. L’inconscio è connesso con l’anima dell’uomo, perciò contiene ricordi infiniti raccolti anche in altre vite, ovviamente ricordi significativi. La storia d’ogni persona è infinitamente interessante ed ha una sua trama ed una ragione d’essere che l’uomo non riesce a rendersene conto se non attraverso un percorso di crescita dal quale attinge informazioni su di sé per potersi districare nell’insieme di avvenimenti della sua vita e potersi rispondere alla domanda importante “chi sono io?” Questa domanda è la chiave del processo di crescita che affrontano molte persone attirate da argomenti profondi e nello stesso tempo elevati. Qualche volta le vite sono particolarmente importanti per l’evoluzione dell’anima e il loro ricordo può essere indicativo per la buona evoluzione della vita presente. Qualche volta alcune vite terminano bruscamente o sono segnate da traumi irrisolti che sono causa di problematiche fisiche o psichiche della vita presente. In questi casi riuscire a ricollegarsi con il trauma originario o l’emozione originaria o il significato importante della vita originaria, aiutano a risolvere malattie o superare blocchi che ostacolano l’evolversi della personalità e consentono di iniziare il percorso di armonizzazione della vita per conquistare serenità, pace e realizzazione di se stessi. In questi casi condurre l’ipnosi con delicatezza e sicurezza verso la conoscenza che è nascosta dietro ai segnali che la persona presenta senza saperne il motivo, porta alla soluzione dell’enigma e alla risoluzione di sintomi secondo i casi. Andare indietro nel tempo non è uguale da persona a persona. C’è chi vede immagini e chi prova delle sensazioni, c’è chi ha bisogno di una sola esperienza e chi invece ha bisogno di più esperienze per ritrovarsi nel suo passato. Ogni persona è una storia differente ed è sempre qualcosa d’interessante da scoprire o da sapere per il soggetto. »LE COMPETENZE FONDAMENTALI DEL COACHING
Le seguenti undici competenze sono fondamentali e sono state sviluppate per aiutare la comprensione delle abilità e degli approcci utilizzati nel Coaching, come stabilito da ICF (Intenational Coach Federation).
Queste competenze sono utilizzate da ICF per esaminare il livello di competenza del Coach che richiede l'accreditamento a ACC, PCC o MCC.
Le competenze sono divise in quattro gruppi, seguendo la logica basata sul modo di osservare le competenze in ogni gruppo. Esse non hanno un peso specifico e non rappresentano alcun tipo di priorità, in quanto sono tutte fondamentali e devono essere dimostrate da qualunque Coach competente.
1. STABILIRE LE BASI
Conoscere le linee guida di etica e gli standard professionali
Stabilire gli accordi di coaching
2. CREARE INSIEME LA RELAZIONE
Stabilire fiducia e confidenza col cliente
Essere presente come coach
3. COMUNICARE EFFICACEMENTE
Ascoltare attivamente
Fare domande potenti
Avere una comunicazione diretta
4. FACILITARE L'APPRENDIMENTO E I RISULTATI
Creare consapevolezza
Progettare azioni
Pianificare e organizzare gli obiettivi
Gestire i progressi e le responsabilità
Ogni competenza ha una definizione ed un comportamento specifico.
Alcuni dei comportamenti dovrebbero essere sempre presenti quando si fa coaching. Altri comportamenti hanno luogo solo durante specifiche situazioni - come quando si inizia una relazione di coaching – o non hanno luogo in ogni sessione di coaching.
A. STABILIRE LE BASI
1. Conoscere le linee guida di etica e gi standard professionali. Capire l’etica e gli standard del coaching ed avere l’abilità di applicarli appropriatamente in tutte le situazioni del coaching
1. Comprendere e comportarsi secondo gli Standard di Condotta di ICF
2. Comprendere e seguire tutte le Linee Guida etiche di ICF
3. Distinguere chiaramente tra coaching, counseling, psicoterapia e altri supporti professionali
4. Indirizzare il cliente ad un altro supporto professionale quando ve ne sia bisogno, riconoscendo quando sia il caso e indicando le risorse disponibili.
2. Stabilire gli accordi di coaching – Capacità di comprendere cosa sia necessario nella specifica interazione di coaching e concordare con i clienti il processo di coaching e la relazione.
1. Capire e discutere efficacemente col cliente le linee guida ed i parametri specifici della relazione di coaching (ad esempio la logistica, i costi, la programmazione e qualunque altro dettaglio necessario)
2. Raggiungere un accordo su cosa significhi una relazione di coaching e cosa non lo sia, cosa si includa o meno e sulle responsabilità del cliente e del coach
3. Accertarsi che ci sia una corrispondenza tra i metodi di coaching offerti e i bisogni del cliente
B. CREARE INSIEME LA RELAZIONE
3. Stabilire fiducia e confidenza col cliente – Abilità a creare un ambiente sicuro e di supporto che produca continuo rispetto e fiducia reciproci
1. Dimostrare vera attenzione per il benessere del cliente e per il suo futuro
2. Dimostrare continuamente integrità, onestà e sincerità
3. Stabilire accordi chiari e mantenere le promesse
4. Dimostrare rispetto per le percezioni del cliente, il suo stile di apprendimento ed il suo modo di essere
5. Fornire un supporto costante e incorag nuovi comportamenti ed azioni, inclusi quelli che coinvolgono rischi e paura di sbagliare
6. Chiedere il permesso al cliente di esplorare col coaching nuove aree sensibili
4. Essere presente come coach – Abilità di essere pienamente consapevole e a creare una relazione spontanea col cliente, usando uno stile aperto, flessibile e sicuro
1. Essere presente e flessibile durante il processo di coaching, avere lo stesso ritmo
2. Accedere alle proprie intuizioni e fidarsi delle proprie senszioni – “sentirlo dentro”
3. Essere pronti a non sapere e a correre rischi
4. Avere più modi di lavorare col cliente e scegliere quale sia il più efficace al momento giusto
5. Usare il senso dell’umorismo efficacemente per creare situazioni leggere e dare energia
6. Cambiare fiduciosamente angolazione e sperimentare le nuove possibilità ottenute dalle proprie azioni
7. Dimostrare sicurezza nel lavorare con emozioni forti, autogestire e non essere sopraffatti dalle emozioni del cliente
C. COMUNICARE EFFICACEMENTE
5. Ascoltare attivamente – Abilità a focalizzarsi completamente su ciò che il cliente sta dicendo o non sta dicendo, per comprendere il significato di cosa significhino i suoi desideri e favorirne l’autoespressione
1. Occuparsi del cliente e della sua agenda e non di quella del coach
2. Ascoltare le preoccupazioni, gli obiettivi, i valori e le convinzioni del cliente riguardo ciò che sia o non sia possibile
3. Fare un distinguo tra le parole, il tono di voce ed il linguaggio del corpo
4. Riassumere, parafrasare, reiterare, rispecchiare ciò che il cliente ha detto per assicurare chiarezza e comprensione
5. Incoraggiare, accettare, esplorare e rinforzare le sensazioni, percezioni, preoccupazioni, convinzioni, suggestioni del cliente
6. Integrare e costruire sulla base delle idee e dei suggerimenti del cliente
7. “Arrivare al nocciolo” e capire l’essenza di ciò che il cliente vuol dire ed aiutarlo ad arrivare al punto saliente invece di perdersi in lunghi e descrittivi giri di parole
8. Permettere al cliente di sfogarsi o di “chiarire” la situazione senza giudizi o attaccamenti in modo da poter andare ai passaggi successivi
6. Fare domande potenti – Abilità a fare domande che rivelino l’informazione necessaria per avere i massimi benefici sia per la relazione di coaching che per il cliente
1. Fare domande che riflettano un ascolto attivo e una comprensione del punto di vista del cliente
2. Fare domande che evochino scoperte, percezioni, impegno o azioni (ad esempio quelle che mettono alla prova i presupposti del cliente)
3. Fare domande aperte che possano creare maggior chiarezza, più possibilità o nuovi apprendimenti
4. Fare domande che incoraggino il cliente ad andare verso ciò che desiderano, non domande che facciano giustificare o guardare indietro il cliente
7. Avere una comunicazione diretta – Abilità di comunicare efficacemente durante le sessioni di coaching e di usare un linguaggio che abbia il miglior impatto positivo sul cliente
1. Essere chiari, eloquenti e diretti nell’ascoltare e dare un feedback
2. Ristrutturare e chiarire in modo da aiutare il cliente a capire da un altro punto di vista ciò che desideri o di cui non sia sicuro
3. Spiegare chiaramente gli obiettivi del coaching, l’agenda degli appuntamenti, l’obiettivo delle tecniche o degli esercizi
4. Usare un linguaggio appropriato e rispettoso nei confronti del cliente (ad esempio, non sessista, non razzista, non tecnico, non in gergo
5. Utilizzare metafore e analogie per aiutare ad illustrare un punto o dipingere uno scenario
D. FACILITARE L'APPRENDIMENTO E I RISULTATI
8. Creare consapevolezza – Abilità a integrare e valutare accuratamente più fonti di informazione e fare interpretazioni che aiutino il cliente ad acquisire consapevolezza e pertanto raggiungere i risultati pattuiti
1. Andare oltre le parole dette durante l’ascolto delle preoccupazioni del cliente, non facendosi agganciare dalla descrizione del cliente
2. Indagare per ottenere maggior comprensione, consapevolezza e chiarezza
3. Identificare le preoccupazioni fondamentali del cliente, i modi tipici e rigidi di percepire se stesso e il mondo, le differenze tra i fatti e le interpretazioni, le differenze tra i pensieri, le sensazioni e le azioni
4. Aiutare i clienti a scoprire da soli i nuovi pensieri, convinzioni, percezioni, emozioni, stati d’animo che rinforzino le loro abilità per agire e raggiungere ciò che è importante per loro
5. Dare una veduta più ampia ai clienti e spingerli ad impegnarsi per cambiare il loro punto di vista e trovare nuove possibilità per agire
6. Aiutare i clienti a considerare più fattori correlati tra loro che abbiano un effetto su loro comportamento (ad esempio pensieri, emozioni, corpo, background)
7. Esprimere le proprie percezioni ai clienti in modo che siano utili e significative per loro
8. Identificare grandi competenze e grandi aree di apprendimento e crescita; capire quali siano più importanti da trattare durante il coaching
9. Chiedere al cliente di distinguere tra argomenti importanti e di poco conto, tra situazioni casuali e comportamenti ricorrenti, quando si individua una differenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto
9. Progettare azioni – Capacità di creare col cliente opportunità per un apprendimento continuo durante le sessioni di coaching, nella vita e nel lavoro e per nuove decisioni che porteranno ai risultati di coaching prefissati in modo efficace
1. Fare brainstorming ed assistere il cliente a definire le azioni che lo renderanno capace di dimostrare, far pratica e approfondire gli obiettivi del coaching
2. Aiutare il cliente a focalizzare l’attenzione ed esplorare sistematicamente le preoccupazioni specifiche e le opportunità che siano importanti per gli obiettivi predefiniti del coaching
3. Assistere il cliente nell’esplorare idee e soluzioni alternative, nel valutare le opzioni e nel prendere decisioni a riguardo
4. Promuovere sperimentazioni e scoperte attive, dove il cliente possa applicare subito nel lavoro e nella vita privata ciò che si è discusso ed imparato durante le sessioni di coaching
5. Festeggiare i successi del cliente e le potenzialità per una crescita futura
6. Sfidare le supposizioni e la prospettiva del cliente per promuovere nuove idee e trovare nuove possibilità d’azione
7. Appoggiare o riportare punti di vista che siano allineati con gli obiettivi del cliente e, senza insistere verso uno specifico, aiutare il cliente a prenderli in considerazione
8. Aiutare il cliente ad agire subito, durante le sessioni di coaching, sostenendolo immediatamente
9. Incoraggiare elasticità e stimoli, ma anche una adeguata velocità di apprendimento
10. Pianificare e organizzare gli obiettivi – Capacità di sviluppare e mantenere un piano di coaching efficace col cliente
1. Mettere insieme le informazioni raccolte e stabilire con il cliente il piano di coaching e lo sviluppo degli obiettivi che consideri le preoccupazioni e le aree più importanti per l’apprendimento e la crescita
2. Pianificare con risultati che siano raggiungibili, misurabili, specifici e con una data precisa
3. Modificare il piano secondo il processo di coaching e le variazioni nella situazione
4. Aiutare il cliente a identificare e ad accedere a diverse risorse di apprendimento (ad esempio libri o altri professionisti)
5. Identificare ed evidenziare i primi successi importanti per il cliente
11. Gestirere i progressi e le responsabilità – Capacità di mantenere l’attenzione su ciò che è importante per il cliente e di lasciare la responsabilità di agire al cliente
1. Chiedere espressamente al cliente quali azioni lo porteranno verso gli obiettivi decisi in precedenza
2. Dimostrare il completamento degli obiettivi facendo domande specifiche al cliente sulle azioni che si era prefissato durante le sessioni precedenti
3. Riconoscere ciò che è stato fatto, non fatto, imparato o scoperto dal cliente dalla precedente (o precedenti) sessione di coaching
4. Preparare, organizzare e rivedere operativamente col cliente le informazioni acquisite durante le sessioni
5. Seguire il cliente tra le sessioni tenendo viva l’attenzione sul piano di coaching e sugli obiettivi, sulla fase esecutiva precedentemente concordata e sugli argomenti della sessione successiva (e quelle dopo ancora)
6. Focalizzarsi sul piano di coaching ma essere anche disposto ad allineare il comportamento e le azioni in base al processo di coaching e ai cambiamenti di percorso durante le sessioni
7. Essere in grado di muoversi avanti e indietro nella visione d'insieme dell'obiettivo del cliente, contestualizzando ciò di cui si discute e dove il cliente vorrebbe andare
8. Promuovere l’auto-disciplina del cliente e farlo senrire responsabile delle azioni che decide di fare, del risultato di un’azione prefissata o di un piano specifico con i relativi tempi
9. Sviluppare l’abilità del cliente a prendere decisioni, a gestire le preoccupazioni principali e a rafforzarsi (con feedback, decidendo le priorità e la velocità di apprendimento, riflettendo ed imparando dalle esperienze)
10. Affrontare il cliente in maniera positiva riguardo azioni concordate in precedenza, ma non completate
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Ipnosi Regressiva
SEMINARIO
LA LEADERSHIP DELL'EROE DI OGGI
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